Sù ppìtti chi si rénnini! 

= Sono focacce che si contraccambiano!

Sordi jissùti e gùocchji cacciéati nun tràsini cchjù! 

= Soldi spesi e occhi cavati non rientrano più!

Si nni jìnghi la gaddìna

= Festeggiare preparandosi un pollo farcito

Si nnì jì ‘n zerivamìendu! 

= Essere considerato come atto di servitù!
   Essere considerato un servizio gratuito! 

Pérdi a Filìppu cu ttùttu lu panéaru

= Perdere Filippo ed anche il paniere

‘N ùorcu, nu pùorcu e na chjèrica réasa ti jìnghi na chéasa! 

= Un menomato, un maiale e una chierica rasa ti riempie una casa!

Lu màlu stìpu ghè di li chéani e di li gatti.

= La dispensa incustodita è campo di razzia di cani e di gatti.

Jì cu lu bimòllu 

= Procedere con il bemolle

Ghèssi sàndu chi ssìja ora pronobis!

= Essere come a chi risponde ‘ora pro nobis’ qualsiasi santo si invochi

Ghéssi na funnigària 

= Essere un’imposta gravosa 

La fondiaria, in vigore fino agli anni ’50, era un’imposta che gravava sui fondi agricoli in modo proporzionale. Potevano pagarla senza sacrifici tutti coloro che ricavavano dai loro fondi non solo il necessario per i consumi della famiglia, ma anche un certo soprappiù da vendere per ottenere un reddito monetario con il quale avere la possibilità di pagare anche l’imposta.

La situazione dei piccoli proprietari era diversa, i loro pochi terreni non solo non producevano un sovrappiù ma spesso producevano solo una parte del fabbisogno annuale della famiglia. Questi piccoli produttori vivevano in ristrettezze sia per la scarsità degli alimentari sia per l’assenza di un reddito monetario. Quando veniva consegnata loro la cartella della fondiaria era una tragedia perché non potevano pagarla. Trascorsi i termini, arrivava l’usciere per sequestrare le sedie, o il tavolo, o il letto, o l’asino, o il maiale. Per essi la ‘fondiaria’ era una cosa molto brutta, dannosa e fonte di grossi fastidi.

Di qui il detto. Tacciare una persona di ‘essere una fondiaria’ era come dire che essa costituiva una fonte di gravosi e ricorrenti fastidi da cui non ci si poteva liberare. Venivano definiti ‘na funnigària’ la moglie incapace nelle faccende domestiche e nei lavori dei campi, un figlio andicappato o fannullone o ammalato, un familiare a carico inabile al lavoro e così via.

Michelangelo Pucci

 

 

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