pìglia la gàtta

Cu nun téni nnéndi chi fféa’ pìglia la gàtta e ra pìettina 

= Chi non ha nulla da fare prende il gatto lo pettina.

Il detto, certamente, prende spunto dal costume delle signore delle famiglie della cosiddetta nobiltà di passare il loro tempo ad accudire al loro gatto preferito vezzeggiandolo, sbaciucchiandolo, pettinandolo, ornandolo con nastrini, in sostituzione del loro bambino, che veniva affidato ad una balia perché troppo fastidioso per i pianti incorreggibili e troppo faticoso  per l’incalzare dei tempi di allattamento e di pulizia.

Senza impegni di maternità e di casa rimessa alla servitù, la padrona impiegava il suo tempo nella cura dei gatti.

Ma questa, oltre che storia del passato, è anche una storia più diffusa nei tempi moderni. Oggi, oltre le gran signore, un numero sempre più crescente di signore dei ceti medi pensano di sostituire i figli, che non vogliono per i motivi che tutti sanno, o con un gatto o con un cagnolino. Riversano su di esso il loro morboso e sconcertante affetto fisico: lo tengono in braccio, lo baciano, lo curano, gli danno un nome umano, gli parlano, lo vestono, gli riservano un posto in poltrona, lo fanno mangiare nei piatti a tavola con loro.

Tutte le persone sensibili amano gli animali e li rispettano lasciandoli liberi di vivere secondo natura e nella natura, provvedendo alla loro sicurezza e alla loro sopravvivenza.

L’amore di quelle signore non è amore per gli animali, ma amore per sé stesse. 

E’ proprio vero! Chi non ha nulla da fare prende il gatto e lo pettina!

Michelangelo Pucci

 

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